È una storia atroce quella di Nicola Campolongo, il piccolo
Cocò, il cui corpo è stato trovato la mattina del 19 gennaio
2014 a Cassano Ionio, nel Cosentino, arso sul seggiolino della
sua auto dopo che qualcuno aveva ucciso lui, suo nonno
Giuseppe Iannicelli, sorvegliato speciale di 52 anni, e la sua
compagna marocchina Ibtissam Touss di 27 anni. Cocò aveva
appena tre anni. Era cresciuto nel penitenziario di Castrovillari
insieme alla madre, imputata in qualità di appartenente a una
presunta organizzazione dedita al traffico di stupefacenti.
Forse il triplice omicidio è maturato nell’ambito della
criminalità che gestisce il traffico e lo spaccio di droga nella
zona della Sibaritide.
Il 15 gennaio 2014, Cocò, il nonno Peppe Iannicelli e la ragazza
Betty scomparvero mentre erano in auto. Il 16 gennaio partì la
denuncia, e il 19 gennaio venne trovata la carcassa bruciata
della loro Fiat Punto a Cassano allo Ionio, con i corpi ormai
scheletrici di Betty, Iannicelli e Cocò. Non morirono però nel
rogo, ma furono uccisi a colpi di arma da fuoco prima che
l’auto venisse incendiata. Il 21 giugno 2014, Papa Francesco, in
visita in Calabria, scomunicò i mafiosi durante una messa a
Sibari, condannando fermamente la ‘ndrangheta.
